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Coronavirus Diary

Giorni di ordinaria follia. giorni 48-49

mamma e figlia
mamma e figlia

#mercoledì: giorno48

In questi giorni me ne sono stata buonina, non riuscivo neanche a scrivere, il dottore mi ha detto e ti credo hai la pressione a 80 anzi che ci sei arrivata. Gli dico si dottore, ma quando entro nel supermercato mi si incrociano gli occhi, mi dice che le donne sono quelle che hanno risentito maggiormente di questa quarantena e scopro con somma sorpresa mia e sua, per la mia ignoranza immagino, che una volta all’anno ogni donna ha in un mese due volte il ciclo. Gli dico, dottore caro, parliamo di covid e anche lì con i numeri mi si incrocia il cervello ma la seguo, di storia, di politica ma non mi parli assolutamente di biologia, chimica o scienza che detto a uno che ha studiato per 10anni sta roba fa un pò ridere. Ma sono materie che mi annoiano, non ci posso fare nulla e quindi le resetto, faccio proprio una selezione all’entrata. Comunque confido in Penelope che invece mi sembra abbia le idee più chiare delle mie. L’altro giorno voleva tornare un semino per entrare nella pancia e ricominciare tutto da capo. Stavamo discutendo e mi ha detto: oh mi hai voluto tu eh, mica mi puoi fare tornare un semino, poi addolcendo lo sguardo, ma tu volevi proprio me. Beh, ti immaginavo così, e se fossi stata maschio come mi avresti chiamato, Ulisse? fa pure la spiritosa, no Tommaso credo. Si, mi piace. E avrei fatto danza, forse si, forse no. Mhmm, facciamo un fratellino? No, dici che basta tramonto, il pesce, basta e avanza, fosse per noi sarebbe già sottoterra. Ci prendiamo un cane? No. Va bene, ma non potevi fare due gemelli insieme a me. Avrei potuto, ma io volevo solo te, ho sempre voluto solo te, solo i tuoi sorrisi, i tuoi pianti, le tue recite, le tue confidenze, le tue prime parole. Non ho mai voluto dividere questo amore con nessun altro. E poi, come dice una tipa antipatica “ti sei tolta la curiosità mo basta.” Tanto di una cosa sono certa che la vita ti può portare molto vicina a parenti e affini ma anche molto lontana e allora ci sarà una famiglia elettiva, ci saranno sorelle e fratelli che incontrerai per strada e con cui camminerai.

A questo punto pensavo di parlare da sola, invece mi fa e li trovo alla villetta? No, non solo, poi te ne accorgi.

Va bene dormiamo?

Si.

Giovedì: giorno49

Penelope si alza e con due pensieri in testa, c’è il sole, ed è andato via il virus. Vuole vedere i suoi amici, vuole andare dalla cuginetta e si vergogna a parlare su zoom con altre 20 persone durante le video chiamate. In questi giorni sta imparando due lingue dice lei; l’inglese e il calabrese. Quando vuole interrompere una conversazione per qualsiasi motivo dice vavatinne e fa pure il gesto con la mano. E poi ride, si diverte a cercare di ripetere parole che pronuncio male anche io e ad assegnargli il significato. Dai mamma facciamo un pò di calabrese, in Calabria non mi vergogno come a Roma, chissà perché, così poi le ripeto. Forse perchè stiamo sempre tutti insieme e i bimbi non si vergognano: Grazia, Lucia, Alice e Gloria che è la più piccolina e mi guarda sempre. Allora ricominciamo arricettati che vuol dire rilassati, no insomma però così è più light va bene uguale. Stutati: non parlare. Camoabbuschi: ti meno. La ragazza è preparata, poi mi guarda si mette la mano in mezzo in mezzo alla bocca , stringe gli occhi e mi fa ghhh. Meglio di mille parole, ci rivedo mia nonna, mia mamma e mia zia ogni volta che le ho fatte arrabbiare o sorridere di qualcosa. E' la Calabria che parla con i gesti.

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